La presenza di monete nella regione aquileiese risale al IV-III sec. a.C. Sono state rinvenute monete greche, magno-greche, illiriche, italiche, celtiche e noriche. "Tale presenza è forse da mettere in relazione con il mercenariato militare che le popolazioni celtiche fecero al servizio dei dinasti ellenistici o con offerte votive fatte nei santuari agresti." (da Bernardelli et Al., 1997).


Gli antichi conoscevano due metodi per la fabbricazione delle monete: la fusionee la coniazione.
Il primo consiste nel versare del metallo fuso in uno stampo cavo, che riproduca, per solidificazione, la moneta che si desidera. Questa tecnica fu usata a Roma solo durante le emissioni in bronzo di età repubblicana, a seguito dell' inflazione galoppante. Così soprattutto nel terzo e quarto secolo, con le autorità imperiali estremamente tolleranti.
Il secondo fu il metodo più diffuso in età tardo-repubblicana ed imperiale. Le monete venivano eseguite a mano o battute con il martello o la mazza (da cui l'espressione battere moneta). il metodo consisteva nel preparare un tondello monetale dal peso desiderato e di batterlo a caldo in uno stadio di prefusione tra due coni, uno di incudine, fisso che portava il Diritto e l'altro di martello o Rovescio. Su entrambe le parti, le lettere della legenda e l'immagine erano rese ad incavo, in modo da risultare in rilievo nel prodotto finale.

L'attenzione dedicata da Diocleziano all'economia e alle questioni monetarie è testimoniata, oltre che dal famoso editto sui prezzi massimi, da una riforma monetaria importante. Nel riordinare i valori e l'aspetto delle monete d'oro, d'argento e di bronzo, che divennero rigorosamente uniformi, la nuova legge monetaria, varata nel 297 d.C., stabilì l'obbligo, per tutte le zecche dell'Impero, di contrassegnare le emissioni con le lettere iniziali delle rispettive città.
Aquileia è riconoscibile per l'iscrizione AQ nell'esergo del rovescio, seguita di solito dall'indicazione dell'officina di produzione, responsabile del prodotto. Ad Aquileia le officine furono tre, contrassegnate dalle lettere P (prima), S (seconda ) e G (terza).La città, situata sulla grande strada che congiungeva le due capitali Roma e Costantinopoli e le provincie di occidente con quelle di oriente, si trovava presso il confine tra le due grandi civiltà, in una posizione di straordinaria importanza commerciale e militare. Ne è prova la frequente coniazione di monete d'oro e d'argento, anche di grandi dimensioni, con un valore multiplo, che si producevano nelle città periferiche solo in occasione di importanti avvenimenti quali le visite imperiali, mentre avevano un carattere più continuativo e costante nelle due capitali.
In Aquileia furono coniate sia le monete d'oro e d'argento, che per antica legge romana erano appannaggio dell'Imperatore, sia quelle di metallo non nobile, la cui emissione era soggetta alle decisioni del Senato. Queste ultime vennero coniate in grandissima quantità, perchè servivano a pagare il soldo dei legionari.
La zecca rimase in funzione per un secolo e mezzo, fino alla distruzione di Aquileia da parte degli Unni guidati da Attila nell'anno 452, regnante l'Imperatore Valentiniano III.



La serie delle monete coniate ad Aquileia in epoca romana permette di seguire in modo singolarmente preciso lo svolgersi degli eventi che caratterizzarono una delle fasi più importanti della storia imperiale, ed anche il rinnovato fervore di lotta fra il Cristianesimo e lo Stato Romano. Subito dopo i primi follis, dedicati al GENIO POPVLI ROMANI, l'importanza della riforma monetaria è messa in evidenza nella raffigurazione della SACRA MONETA AVGG ET CAESS NN. Più tardi assistiamo alla larghissima monetazione che, riprendendo le personificazioni care al mondo pagano, ci rappresenta il SOLI INVICTO COMITI, già raffigurato sulle monete di Gallieno, l'IOVI PROPVGNATORI che ricorda anche le monete di Adriano, MARTI PROPVGNATORI, personificazione cara a Costantino e che riporta a Caracalla.
Dopo l'Editto di Costantino, che concedeva la libertà di religione permettendo ai singoli di avere una propria coscienza nel giudicare le questioni di fede e privando l'Imperatore del supremo potere spirituale, l'autorità imperiale aveva percepito l'entità del pericolo ed aveva sentito che la migliore posizione da prendere di fronte al fatto compiuto era quella di assumere un contegno neutrale nelle questioni religiose.
Di questa tendenza sono eloquente documento le monete che furono coniate dopo l'editto di Milano, dedicate essenzialmente all'Imperatore , all'Esercito ed alla Gloria militare.



È palese lo sforzo di far risaltare risolutamente, quasi anteponendolo al potere spirituale perduto, il potere supremo dell'Imperatore quale capo delle forze armate dello Stato, celebrando l'eroismo delle sue imprese e di quelle dei suoi soldati.
Sembra quasi che lo Stato, mediante quel sovrano mezzo di comunicazione che è la moneta, abbia voluto ammonire che l'integrità e la salvezza della res publica dipendono dalla forza delle armi e che il più grande tutore della grandezza dell'Impero, il CONSERVATOR VRBS SVAE, è l'Augusto, che troviamo ora raffigurato come RESTITVTOR, anche LIBERATOR REIPVBLICAE, TRIVMFATOR GENTIVM BARBARARVM, VICTOR OMNIVM GENTIVM, cui bisogna tributare la FIDES MILITVM e la VIRTVS EXERCIT, augurare FELICIA TEMPORA, VICTORIA e CONCORDIA AVGG NN, lodandone la VIRTVS e festeggiandone all'occasione il FELIX ADVENTVS nonchè il FELIX PROCESSVS.
Con il passare del tempo, però, il GAVDIVM POPVLI ROMANI e la GLORIA EXERCITVS con la conseguente GLORIA ROMANORVM non bastano più ad illuminare la FELICITAS PERPETVA legata alle VICTORIAE DD AVGG Q NN e sempre più si brama la FELIX TEMPORVM REPARATIO, la SECVRITAS REIPVBLICAE o, almeno, la SALVS REIPVBLICAE, ultima SPES ROMANORVM. (le iscrizioni sono tratte da monete di Aquileia romana).